martedì 1 ottobre 2013

Fertilità e infertilità

Da un anno, proviamo a concepire. Nonostante tutti i tentativi fatti e il desiderio di fondare una famiglia, non riesco a rimanere incinta. Come mai? A chi devo rivolgermi?

Fecondazione in vitro: come avviene la FIVET

La fecondazione in vitro (FIVET) è una procedura complessa suddivisa in parecchie tappe, dalla stimolazione e dal recupero degli ovociti alla fecondazione, allo sviluppo degli embrioni e al successivo impianto all'interno dell'utero. Sottoporsi a questo processo può essere un'esperienza lunga e stressante, ma conoscerla nei particolari può servire a liberarsi dalle paure infondate.

Come si comincia?

Come avviene la FIVET
© Jupiter
Per ottimizzare le possibilità di successo con la FIVET vengono prelevati più ovociti. Di solito, il vostro corpo produce una cellula uovo ogni mese. Per stimolare le ovaie a un'iperproduzione, dovete assumere dei medicinali come il clomifene e la gonadotropina umana della menopausa (hMG). Per tenere sotto controllo lo sviluppo dei follicoli che contengono gli ovociti, dovete andare in clinica ogni due giorni per una o due settimane. Una volta che i follicoli sono maturati, verrà fatto un esame del sangue per misurare i livelli di estrogeni che vengono rilasciati nel periodo dell'ovulazione.

Che cosa succede dopo?

Una volta che i follicoli sono maturi e pronti per l'ovulazione, gli ovociti vengono raccolti attraverso una laparoscopia o un'aspirazione ecoguidata. Successivamente, vengono collocati insieme al liquido seminale maschile in una capsula di Petri, pronti per la fecondazione in laboratorio. È necessario che l'uomo raccolga lo sperma nel medesimo giorno della raccolta degli ovociti. Può farlo sia a casa sia in clinica con voi, magari mentre voi vi sottoponete alla procedura di prelievo degli ovociti.

Che cosa succede in laboratorio?

Dopo essere stati collocati insieme nella capsula di Petri, l'ovocita e il seme vengono monitorati con attenzione per qualche giorno. Il primo controllo per vedere quanti ovociti sono stati fecondati avviene dopo 18 ore. È abbastanza comune che non tutti gli ovociti vengano fecondati e che solo due o tre si sviluppino in embrioni. Le uova fecondate sono tenute in laboratorio per un paio di giorni e i loro progressi vengono attentamente monitorati. I tecnici di laboratorio controllano la divisione cellulare attraverso il microscopio mentre attendono che l'uovo si divida in due o più cellule prima di diventare una blastocisti.  Se la fecondazione ha successo, sarete chiamate per il trasferimento degli embrioni. Questo processo avviene per mezzo di un catetere che viene inserito direttamente nell'utero. Non possono essere impiantati più di tre embrioni.

Le procedure della FIVET

Ovociti maturati

sono estratti dalla vagina attraverso l'aspirazione ecoguidata

Ovociti fecondati

vengono introdotti nell'utero per via vaginale attraverso un sottile catetere

La fecondazione degli ovociti

Prelievo di ovociti

Gli ovociti maturi vengono rimossi in una piccola stanza simile a una sala operatoria. Solitamente venite sedate mentre il medico usa una procedura ecoguidata per prelevare gli ovociti con una sonda.

Unire ovociti e spermatozoo

Una volta rimossi, gli ovociti maturi vengono uniti allo sperma del vostro compagno in un liquido speciale all'interno di una capsula di Petri, pronti per la fecondazione. Ogni uovo fecondato viene esaminato attentamente.

Monitoraggio degli ovociti

Nei due o tre giorni seguenti i tecnici di laboratorio osservano con attenzione lo sviluppo degli ovociti.  Se la divisione cellulare comincia, sarete chiamate per l'impianto all'interno dell'utero.

Embrione trasferito nell'utero

Con un procedimento simile a un pap test che non richiede anestesia, gli embrioni vengono trasferiti nell'utero con un catetere ecoguidato.




ICSI (Iniezione intracitoplasmica degli spermatozoi)

ICSI
© Jupiter
Si può ricorrere a questa procedura se si ritiene che la qualità degli spermatozoi sia responsabile dei problemi di fertilità.  Se gli spermatozoi sono pochi, lenti e poco motili, la fecondazione può essere "aiutata". Uno spermatozoo viene iniettato direttamente nell'ovocita e, se la fecondazione ha luogo, l'embrione che ne deriva viene impiantato nell'utero.




La maternità sostitutiva

La maternità sostitutiva
© Jupiter
Una madre sostitutiva è una donna che decide di portare avanti una gravidanza per conto di un'altra donna. Può decidere sia di concepire un bambino con il seme del suo compagno sia di sottoporsi all'impianto di un embrione di una coppia sterile ottenuto dopo un trattamento medico.  I problemi da considerare sono molteplici: possono essere legati a possibili conflitti emotivi tra la madre sostitutiva e i due genitori, oppure di natura legale, qualora la madre sostitutiva cambiasse idea e si rifiutasse di consegnare il bambino dopo la nascita. Per questo motivo, è essenziale che entrambe le parti che sottoscrivono un accordo di questo tipo abbiano considerato tutte le implicazioni possibili e non abbiano dubbi sul ruolo che sono chiamate a ricoprire.

Un legame forte

alcune coppie sviluppano una relazione profonda con la madre surrogata, aiutandola durante la gravidanza e la nascita e mantenendo un forte legame anche dopo che il bambino è nato



Ostacoli contro la gravidanza

Le ragioni che impediscono a una coppia di portare a termine una gravidanza sono molteplici. Gli esami clinici possono portare alla luce diversi problemi curabili o risolvibili mediante terapie.

Da cosa può derivare l'infertilità maschile?

Ostacoli alla gravidanza
© Jupiter
Uno spermiogramma può rivelarne i motivi: il numero degli spermatozoi potrebbe essere insufficiente (meno di 20 milioni per ml); la motilità (come gli spermatozoi si muovono) bassa o la percentuale di spermatozoi anormali molto alta. Alcuni uomini non riescono a eiaculare. I condotti che uniscono i testicoli alle vesciche seminali (dove vengono prodotti gli spermatozoi) possono essere danneggiati (o da un'infezione o per una malformazione congenita).

Da cosa può derivare l'infertilità femminile?

La sindrome dell'ovaio policistico (uno squilibrio ormonale che produce cisti ovariche) e l'endometriosi possono disturbare la fertilità. Anche altri squilibri, come bassi livelli di FSH, LH o progesterone, possono giocare un ruolo importante. Tube di Falloppio danneggiate per una gravidanza extrauterina, un intervento chirurgico, l'endometriosi, la malattia infiammatoria pelvica (pid), dovuta alla clamidia, per esempio sono altre cause. Danni alle ovaie sono portati anche da cicatrici come risultato di infezioni o interventi chirurgici. Anche una forma non normale dell'utero o le cicatrici uterine possono impedire l'impianto dell'ovocita.




FIVET: esperienze e difficoltà

Sono tante le cose che si possono dire sulla fecondazione eterologa e troppe le difficoltà che una coppia deve affrontare per poter percorrere questa strada. La cosa migliore credo sia lasciar parlare chi ci è passato e ci può offrire un punto di vista sincero ed attendibile sugli aspetti tecnici ed emotivi di questa tecnica. Ecco perché ho scelto la storia di Raffina e Bertrando, una coppia tra le tante che ha accettato di raccontarci la propria esperienza.

Qual è stato il percorso che vi ha portati a scegliere la fecondazione eterologa?

FIVET: esperienze e difficoltà
© Thinkstock
Il 24 dicembre 1998, dopo quattro anni di matrimonio, scoprimmo di essere una coppia sterile. La prima reazione di mio marito, a caldo,  fu “se mi vuoi lasciare ti capisco” perché il nostro problema era l'assoluta assenza di spermatozoi. Ovviamente non pensai nemmeno per un secondo a lasciarlo. La notizia mi gettò nella disperazione perché la maternità per me era un sogno da lungo tempo, forse da sempre, ma da subito il problema mi si presentò come un problema della coppia, non suo.Un giovane medico che conoscemmo in quell'occasione ci prese per mano e ci accompagnò alla ricerca di una soluzione. Mio marito subì due interventi di biopsia testicolare alla ricerca di uno spermatozoo anche immaturo, ma la diagnosi fu “Only Sertoli Cells” ovvero non c'erano nemmeno le cellule preposte a produrli, gli spermatozoi. Facemmo qualche tentativo di inseminazione intrauterina con seme di donatore e su consiglio del medico ci rivolgemmo alla Svizzera: vicina e con molta esperienza nel settore ed un impianto normativo collaudato.  Non andò bene e ogni tentativo era un fallimento, un piccolo lutto. Per questo motivo, soprattutto per la preoccupazione di mio marito per la mia salute mentale, sospendemmo i tentativi a tempo indeterminato. Nel frattempo altre esperienze (un affido temporaneo, in particolare) occuparono le nostre energie. Nel 2004, poco prima che entrasse in vigore la Legge 40/04, decidemmo di riprovarci. Mio marito cercò di convincermi a stabilire un numero finito di tentativi. Io acconsentii a non accanirmici, ma svicolai sul numero. Inoltre decidemmo di provare con la FIVET anziché con le IUI.  Riuscimmo a fare il primo tentativo in Italia. Sembrò andare bene, ma dopo poche settimane il sogno finì e intanto la nuova Legge era entrata in vigore.

Come vi siete dovuti muovere per poterla effettuare?

Ci rivolgemmo ad un centro che opera a Torino il quale non poté fare altro che darci dei nominativi (quasi a caso) di centri esteri. Mandammo varie e-mail e ricevemmo una risposta tempestiva e accurata da un centro di Barcellona. Nel frattempo io avevo cominciato a scrivere e soprattutto a leggere in un forum sulla maternità dove altre coppie nella nostra situazione o situazioni simili si confrontavano e scambiavano informazioni. Questo ci fu molto d'aiuto.

Quanto vi hanno ostacolato le leggi italiane?

La legge italiana ci ha costretto ad andare all'estero. Ma non è tutto. Ci costretto ad agire come dei ladri, come dei delinquenti, a fare le cose di nascosto e a contare solo sull'aiuto di poche persone fidate. Le persone che non sono addentro alla questione e non sanno cosa voglia dire avere problemi di infertilità di solito non si soffermano a pensarci più di tanto. Se una legge impedisce una cosa un motivo ci sarà, si dicono, e sicuramente si tratta di qualcosa di immorale oltre che illegale.Poi capita che quando spieghi la tua storia nove persone su dieci ti dimostrano comprensione e approvano la tua scelta. Ma ci sarà sempre qualcuno che ritiene di dover vietare a tutti ciò che lui/lei non farebbe.

Quanto è stato faticoso il percorso?

La fatica si manifesta sotto diversi aspetti. C'è la fatica fisica di doversi sottoporre a trattamenti medici, di doversi spostare di centinaia di km, di dover affrontare una lingua diversa, essere lontani da casa... C'è la fatica psicologica di doversi muovere nel riserbo più assoluto, di dover fare i salti mortali per giustificare i propri movimenti con amici e parenti, ma soprattutto di affrontare i fallimenti e gli insuccessi e intanto la fatica di sfidare l'opinione pubblica e lottare perché una legge ingiusta possa finalmente essere riconosciuta come tale. C'è anche la fatica di dover ogni volta farsi i conti in tasca per capire se ci si può permettere di provarci ancora oppure se bisogna rimandare o rinunciare.

Ci raccontate com'è andata?

Come dicevo, nel febbraio 2004 facemmo il primo tentativo di FIVET in Italia che purtroppo andò male. Ma durante le poche settimane in cui io fui incinta qualcosa cambiò nell'atteggiamento di mio marito: se fino a quel momento ero tra i due il motore, quella più motivata, dopo quell'esperienza fu lui a insistere perché ci provassimo ancora. Nel giugno 2004 facemmo la prima visita a Barcellona; a luglio la stimolazione ovarica e la prima FIVET all'estero. Dai miei ovuli e dal seme di un donatore catalano che non conosceremo mai furono prodotti cinque embrioni. Tre mi furono impiantati mentre gli altri due furono congelati per la crioconservazione. Purtroppo anche questo tentativo, dopo un primo test debolmente positivo, andò male. I medici spagnoli mi prescrissero una serie di esami per la poliabortività, visto che nella nostra storia c'erano diversi positivi negativizzatisi precocemente e un aborto. Da questi esami risultò che io ho una mutazione genetica (anche se in forma eterozigote, cioè un solo cromosoma su due) che mi renderebbe soggetta a trombosi. Per questo motivo quando a novembre ci riprovammo mi fu prescritta l'eparina da fare quotidianamente per i primi tre mesi. A novembre, appunto, andammo a prenderci i nostri due embrioncini surgelati. I pinguinetti, li chiamavamo.  La preparazione per ricevere degli embrioni già esistenti consiste in due settimane di cerottoni di estradiolo (quelli che si usano in menopausa, ma molto più grossi) e poi progesterone dal giorno prima del transfer. Quando arrivammo al centro, il nostro medico (molto umano, con il quale siamo ancora in contatto oggi) ci comunicò che lo scongelamento dei due embrioni aveva avuto un successo del 100%: entrambi erano in ottimo stato e lui era molto entusiasta. Il giorno dopo tornammo lì per il transfer. Il medico ci indicò quella che sul monitor appariva come una bollicina bianca, depositata con la cannula nel mio utero. Ricordo che mio marito e io ci guardammo emozionati e a me scappo' anche qualche lacrimuccia. Quel momento è stampato nel mio cuore. Ci lasciò soli per un pochino e poi ci disse che potevamo andare, di stare tranquilla, non strapazzarmi e tornare in Italia non prima del giorno successivo. Sull'autobus che ci portava all'aeroporto c'era un gruppo di hooligans venuti a Barcellona al seguito della propria squadra e tra questi un tizio che si era messo a fumare. Gli dissi per cortesia di smettere perché io ero incinta! E infatti l'8 dicembre facemmo il test di gravidanza. Il giorno dell'Immacolata Concezione, che ironia: più immacolata di così! Le percentuali statistiche di successo per due embrioni congelati di attecchire entrambi si aggira intorno al 4-5%, ci hanno spiegato. Siamo stati molto fortunati. La gravidanza è stata il periodo più sereno e felice della mia vita, nonostante qualche preoccupazione perché uno dei due embrioni cresceva poco. Inoltre in quel periodo si combatteva la battaglia per il referendum abrogativo della legge e mio marito ed io facevamo campagna referendaria: andavamo alle serate organizzate dai comitati con la mia panciona a raccontare la nostra storia. chiara e Marco sono nati a fine luglio e sono la cosa più bella che mio marito ed io abbiamo mai fatto. Dal primo giorno che sono nati abbiamo cominciato a raccontare loro come sono stati concepiti e quando avevano 4 anni la loro storia è diventata un librino illustrato che è stato scritto principalmente per loro, ma anche per raccontare finalmente ad amici e parenti tutta la verità. Vedere i loro occhi, le loro espressioni il giorno in cui hanno visto per la prima volta il librino con su dei tipi che somigliavano proprio a papà a mamma è un altro ricordo indelebile e dolcissimo




La fecondazione assistita

E' stimato che circa il 25% delle coppie italiane è soggetta a problemi di fertilità più o meno gravi. L'infertilità può essere in egual misura maschile o femminile come dimostrano queste percentuali: infertilità maschile: 35,4% infertilità femminile: 35,5% infertilità di entrambi: 15% In Italia è in vigore la legge 40 (http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_40/2004) del 2004, una delle più severe in Europa per quanto riguarda le norme previste. Prima dell'arrivo di questa legge, le strutture italiane consentivano alle coppie in difficoltà di effettuare tutte le cure ed i tentativi necessari per poter concepire un figlio. Dopo la sua entrata in vigore invece la maggior parte delle persone è stata costretta a recarsi all'estero e spendere diverse migliaia di euro per poter continuare il proprio percorso. La testimonianza che state per leggere è quella di Federica che ha deciso di condividere con noi gli aspetti del suo percorso di fecondazione assistita avvenuto qui in Italia prima dell'entrata in vigore della legge attuale.

Qual è stato il percorso che ti ha portata a scegliere la fecondazione assistita?

La fecondazione assistita
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Dopo un anno di tentativi mirati andati a vuoto, ci siamo rivolti al nostro medico di famiglia per sapere quali esami potevamo fare per trovare la causa della nostra presunta infertilità. Mio marito si è sottoposto allo spermiogramma. Abbiamo scelto di cominciare da quello in quanto tra gli esami specifici maschili e femminili è assolutamente non invasivo. Il risultato ha evidenziato una grave carenza di numero di spermatozoi, nonché delle malformazioni. Dopo la visita dall'andrologo, con ecocolordoppler, mio marito si è sottoposto all'operazione di varicocele, per correggerlo e poter migliorare la qualità dell'eiaculato; ma l'andrologo ci aveva avvertiti che sarebbe stato comunque impossibile per me restare incinta naturalmente. A quel punto ci siamo rivolti ad un centro di fecondazione assistita.

Come ti sei dovuta muovere per poterla effettuare?

Il nome del centro mi è stato dato da una ragazza con cui ho stretto amicizia in rete. Una ragazza pugliese che però aveva la cugina che lavorava in un centro fecondazione a Torino. Abbiamo preso appuntamento ad agosto 2003 ed abbiamo ritirato l'elenco di tutti gli esami sanguigni ed ormonali da effettuare. Per l'esito di alcuni esami abbiamo dovuto attendere 60 giorni.

Quanto ti hanno ostacolata le leggi italiane?

Fortunatamente per nulla, in quanto quando abbiamo effettuato il primo tentativo la legge 40/2004 non era ancora stata varata. Per cui siamo riusciti anche a congelare quattro embrioni.

Quanto è stato faticoso il percorso?

Abbastanza faticoso, più a livello mentale che fisico.
Non avendo mai avuto problemi ormonali non ho dovuto bombardarmi eccessivamente di gonadotropine ed altri farmaci per produrre ovociti, ma lo stress psicologico del fallimento è stato comunque molto forte.

Ci racconti com'è andata?

Abbiamo fatto il primo tentativo a gennaio 2004. Sono stata sottoposta a prelievo degli ovociti in anestesia generale. Dai dodici follicoli sono stati estratti nove ovociti e fecondati sei embrioni. Due sono stati trasferiti il 31/01/2004 (diciannove giorni prima l'emanazione della legge 40/2004) dopo due giorni nel mio utero, mentre gli altri quattro sono stati crioconservati a due a due. Le beta fatte il 13/02/2004 però sono risultate negative. Il 24 maggio 2004 abbiamo effettuato il secondo tentativo, con gli embrioni conservati. Dei quattro conservati solo tre erano sopravvissuti allo scongelamento e mi sono stati trasferiti tutti e tre. Le beta del 04/06/2004 erano positive: ero incinta! La prima ecografia evidenziava tre embrioni vivi alla quinta settimana di gestazione, ma alla seconda (alla nona settimana) si vedevano solo due embrioni in vita. La mia data presunta parto era il 13/2/2005 (il destino ha voluto che un anno esatto dopo il primo fallimento io dovessi partorire i miei figli). Elettra e Tommaso sono nati qualche giorno prima della scadenza, il 9/2/2005, da parto indotto
 
 
 
 

Vogliamo un bambino: la soglia dei 37 anni

È vero che la medicina fa passi da gigante e che i rotocalchi riportano notizie incoraggianti. Patinate riviste che in copertina mostrano pancioni vip e star che alla veneranda età di 54 anni riescono ancora a esaudire il sogno di una gravidanza. Attenzione però, meglio non aspettare, ed essere realisti. Fino a che età si può sperare di avere un figlio senza rischiare? Dati e studi recenti in mano, Doctissimo risponde.
Vogliamo un bambino: la soglia dei 37 anni
L’Italia è il Paese occidentale che conta il maggior numero di mamme over-quaranta. Un fenomeno che affonda le sue radici in fattori economici e sociali. Se in passato l’età media per il primo concepimento non superava la soglia dei 25 anni, oggi la situazione è totalmente cambiata. Gli anni all’università, gli anni per inserirsi nel mondo del lavoro, sommati agli anni per trovare la persona giusta; anni che passano e i quarant’anni sopraggiungono, quasi senza rendersene conto. Alle ragioni economiche, lavorative vanno aggiunte poi quelle di salute. Sebbene molte donne provino a restare incinta, non è sempre facile.

L’età: nemico numero uno

Rimandare la maternità a una fase di vita ritenuta “più opportuna”, magari dopo aver ottenuto una discreta certezza economica oppure concepire solo quando si è pronti per farlo e non prima perché bloccati dalla paura, dall’egoismo o dalla mancata voglia di responsabilità, non sempre si rivela essere la scelta giusta. Il fattore tempo incide in maniera differente sul corpo della donna e su quello dell’uomo. Se in entrambi la fertilità raggiunge l'apice tra i 20 e i 25 anni; gli uomini continuano a produrre nuovi spermatozoi e la fertilità maschile si stabilizza nonostante il passare degli anni. Un problema cui potrebbe andare incontro l’uomo è quello legato alla libido (l’erezione potrebbe essere difficile da ottenere e da mantenere). Ma se l’uomo continua a produrre gameti a ogni età, la donna al contrario termina il ciclo riproduttivo tra i 45 e i 50 anni, con la comparsa della menopausa. Nelle donne, dunque, la speranza di procreare è inversamente proporzionale al trascorrere del tempo. Superati i 30 anni, infatti, la percentuale di ovociti contenuti nelle ovaie si abbassa, e la fertilità subisce un primo netto calo passati i 35 anni e uno molto drastico dopo i 40. Così già dopo i 44-45 anni, le probabilità di avere un figlio sono quasi nulle. (1) Questi dati ovviamente sono derivati da medie e statistiche, esistono, infatti, le eccezioni. Donne che continuano a essere fertili anche dopo i 50 anni, casi ribattezzati di genitori-nonni. Si tratta comunque di eccezioni, quindi una donna che desidera in futuro diventar mamma farebbe meglio a non prenderli in considerazione.

La soglia per il concepimento? La notizia arriva dalla Spagna

L’età limite per diventare mamme senza rischi arriva da un recentissimo studio condotto dal direttore dell’Unità di Ginecologia dell'Istituto Dexeus di Barcellona, il dottor Pedro Barri. Stando al dott. Barri, la soglia d’età massima per avere una gravidanza tranquilla e un parto sicuro è quella dei 37 anni di età. L'età avanzata della paziente è un fattore fortemente negativo perché superato questo limite di età, il numero dei follicoli diminuisce sensibilmente, il che implica un minor numero di ovociti e la conseguente impossibilità che l’ovulo venga fecondato. La maggior parte degli ovociti è destinata a degenerare, un processo di “morte spontanea” che prende il nome di atresia: ogni mese maturano follicoli, ma di questi solo uno o due si svilupperanno completamente mentre gli altri andranno incontro a una degenerazione spontanea. Con il passare del tempo, oltre alla quantità - e il dott. Barri sottolinea l’importanza di questo aspetto - diminuisce la qualità degli ovociti. La riserva di ovociti della donna invecchia assieme a lei; questo invecchiamento è il principale responsabile della diminuzione della fertilità femminile. Più un ovocita invecchia, più è probabile che sviluppi un'anomalia cromosomica che lo renderà inadatto a essere fecondato o causerà un aborto spontaneo o addirittura genererà malformazioni nel nascituro (es. la trisomia del 21 o meglio nota sindrome di Down). L'età, oltre che sul concepimento naturale, influisce anche sulla fertilità attraverso la fecondazione in vitro.




Desiderio di maternità: non aspettare!

Evoluzione dei costumi, prolungamento della durata degli studi… oggi si decide di fare figli sempre più tardi. Ma attenzione a non aspettare troppo! Gli studi più recenti sulla fertilità delle donne rivelano che a partire dai 30 anni la fecondità si riduce.
Desiderio di maternità: non aspettare!
La fisiologia ormonale della donna sembra fatta per favorire le gravidanze relativamente precoci. Era già noto che la possibilità di procreare non si fermasse bruscamente alla menopausa, ma che segue a un lento declino. Questa diminuzione della fertilità è sensibile dopo i 35 anni e soprattutto dopo i 40. Ma secondo le recenti scoperte, potrebbe avere inizio molto prima: addirittura verso la trentina. È quanto hanno constatato alcuni medici della Carolina del Nord (Stati Uniti) dopo aver seguito 782 coppie di età compresa tra i 19 e i 40 anni per un periodo di diversi mesi. Alle donne era stato chiesto di rilevare la temperatura basale tutte le mattine e di prenderne nota, per determinare la data dell'ovulazione e indicare quando la coppia aveva rapporti sessuali. I ricercatori hanno quindi potuto raccogliere informazioni su 5.860 cicli mestruali.

26 anni: l'età fatidica!

Nelle donne di età compresa tra i 19 e i 26 anni, la probabilità di gravidanza nel corso di un ciclo era del 50%, percentuale che scendeva al 40% nelle donne tra i 27 e i 34 anni e al 30% in quelle di età compresa tra i 35 e i 39 anni. Un fenomeno analogo pare si verifichi con minore intensità anche nell'uomo, con un abbassamento della fertilità oltre i 35 anni.   Invece, il periodo di fertilità non varia con l'età. In pratica, tutti i rapporti a cui ha fatto seguito una gravidanza sono avvenuti nel corso di un periodo di sei giorni intorno all'ovulazione. Ma è durante i due giorni che precedono l'ovulazione che la probabilità di una gravidanza è più alta, a prescindere dall'età. Questa diminuzione della fertilità, di cui rimane da stabilire la causa precisa è, ovviamente, assai relativa. Significa semplicemente che le donne di 30 anni dovranno attendere qualche mese in più prima di rimanere incinte rispetto a quelle di 20 anni.

Non è tutto perduto

I risultati raccolti nel corso di questo studio non devono tuttavia far scordare che esistono grandi divari tra le persone. Infatti, ogni anno in Francia si verificano gravidanze del tutto naturali in donne oltre la cinquantina. La maggior parte si concludono con un'interruzione volontaria di gravidanza, mentre una quarantina terminano con la nascita. In fin dei conti, possiamo forse trovare una spiegazione naturale alla progressiva diminuzione delle capacità di procreazione, ovvero evitare gravidanze a un'età in cui il rischio di anomalie genetiche fetali e di complicazioni diventa molto alto.
Dott.ssa Chantal Guéniot




Superdonne della fertilità!

Finora si è creduto che le donne fossero fertili tra il decimo e il diciassettesimo giorno del ciclo mestruale. Tuttavia, alcuni studi dimostrano che le donne possono rimanere incinte in qualsiasi momento (o quasi)!
Donne molto fertili
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Il buon vecchio metodo Ogino: alla larga! Diciamo che in materia di contraccezione efficace, c'è sicuramente di meglio: non si contano più i "bambini Ogino" nati da questo famoso metodo contraccettivo. Un recente studio pubblicato nel British Medical Journal ha appena fornito una serie di argomentazioni sull'eccezionale fertilità delle donne.

Superdonne?

Alcuni ricercatori hanno studiato la fertilità di un campione formato da 213 donne americane, in piena forma fisica e nelle condizioni ideali per poter avere un bambino. Non si tratta certo di superdonne ma, più semplicemente, di donne tra i 25 e i 35 anni. A quell'età, le donne hanno un ciclo mestruale regolare e la loro fertilità è al massimo. Ogni giorno i ricercatori hanno dosato gli ormoni dell'ovulazione contenuti nelle urine di questo campione di donne per 700 cicli mestruali consecutivi. Insomma, dati da prendere sul serio. "Il periodo fertile durante il ciclo mestruale è totalmente imprevedibile, anche se le donne sono regolari come orologi", confermano i ricercatori, forti dei risultati ottenuti. "Le coppie che desiderano un bambino non devono limitarsi a scegliere il periodo dell'ovulazione per avere rapporti sessuali, ma devono necessariamente fare l'amore due o tre volte alla settimana per tutto il mese".

Una contraccezione di cui diffidare

Nell'adolescenza o in prossimità della menopausa, in assenza di cicli regolari, il periodo di fertilità nella donna è ancora più instabile. Da cui l'importanza di una contraccezione efficace. Basare la propria contraccezione sulla misurazione regolare della temperatura è quindi un metodo assai rischioso. Le ricerche hanno evidenziato che una donna può rimanere incinta in qualsiasi momento del ciclo, anche il giorno presunto di arrivo delle mestruazioni. Contando come primo giorno del ciclo quello di inizio della mestruazione, i ricercatori hanno elaborato le seguenti statistiche:
  • il 2% delle donne è fertile dal quarto giorno del ciclo;
  • il 17% è fertile a partire dal settimo giorno;
  • il 70% tra il decimo e il diciassettesimo;
  • mentre una percentuale compresa tra il 4 e il 6% delle donne è fertile anche 28 giorni dopo l'inizio del ciclo!
Se non desideri avere bambini, devi quindi optare per un metodo contraccettivo efficace: pillola o spirale. Al contrario, se ne desideri, fai l'amore il più spesso possibile.
Ghislaine Trabacchi



Cisti ovariche: quali sono i rischi per la fertilità?

La sindrome dell'ovaio policistico (o policistosi ovarica) è un disturbo frequente nelle donne. Uno dei sintomi principali è l'insufficienza o l'assenza totale di ovulazione. Quali minacce comporta questo problema sulla fertilità? Quali sono le cure a cui è possibile sottoporsi, soprattutto se si pianifica una gravidanza? Le risposte a tutte le vostre domande.
Infertilità e cisti ovariche
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La sindrome dell'ovaio policistico è il disturbo ormonale più frequente nelle ragazze, con una percentuale di incidenza dal 5 al 10%.

Dei sintomi importanti

Questa sindrome riguarda un problema di cisti benigne che si formano a livello delle ovaie e che andranno a produrre diverse conseguenze:
  • Un'iperandrogenia: una secrezione di ormoni maschili che determina la comparsa di tratti mascolini;
  • Un'anovulazione: l'ovulazione scompare del tutto o avviene assai raramente;
  • Un'amenorrea: l'assenza di mestruazioni è molto frequente in questo disturbo ed è la conseguenza diretta dell'assenza di ovulazione;
  • Una resistenza all'insulina: spesso il problema ovarico ha una ripercussione sul metabolismo, in generale, e sulla secrezione di insulina, in particolare, che può dipendere dal diabete e da un'obesità.
Dal punto di vista fisiologico, il medico può confermare molto semplicemente la diagnosi di ovaio policistico attraverso un'ecografia: con questo esame si accorgerà che le dimensioni delle ovaie sono più grandi del normale e che, appunto, contengono delle cisti. Il medico dovrà quindi escludere altre malattie che possono manifestare sintomi analoghi (tumore, problema di secrezione di corticoidi, ecc.).

Come curare le cisti ovariche?

La prima cura per l'ovaio policistico consiste spesso nella perdita ponderale in caso di sovrappeso. L'obesità, infatti, incide direttamente sulla diminuzione e sulla secrezione di androgeni. Talvolta la perdita di peso consente di ristabilire un ciclo mestruale in parte normale e favorire una ricomparsa dell'ovulazione.Per ripristinare l'equilibrio ormonale, è anche possibile prescrivere una pillola estroprogestinica, ovviamente nel caso in cui non si desiderino figli! Possono anche essere proposti trattamenti specifici contro gli ormoni maschili. Infine, nei problemi di resistenza all'insulina, è possibile utilizzare degli antidiabetici orali.

Ristabilire la fertilità

Per ristabilire la fertilità, la perdita di peso gioca ancora una volta un ruolo importante: spesso permette di ristabilire l'ovulazione. Da notare: pare che l'impiego di un antidiabetico, la metformina, favorisca l'ovulazione. Inoltre, trovano impiego anche degli induttori di ovulazione, primo fra tutti il citrato di clomifene, ampiamente utilizzato da molti ginecologi come terapia di prima scelta di fronte a un problema di subfertilità. Nella maggior parte dei casi, la difficoltà consiste nello stabilire la dose di assunzione corretta, che varia da una donna all'altra. Spesso, una dose da 50 mg tra il 2° e il 6° giorno del ciclo è sufficiente per scatenare un'ovulazione nel 50% delle pazienti. Per le altre, si aumentano le dosi per gradi, fino al quantitativo massimo di 150 mg. Solo il 30% delle pazienti si dimostra resistente e non risponde a questi dosaggi. Le pazienti in cui il citrato di clomifene funziona, rimangono gravide nel 60% dei casi dopo 6 cicli di induzione. In caso di insuccesso della cura, vengono utilizzate gonadotropine iniettabili. Alcune iniezioni di questi ormoni consentono di riprendere la produzione di "follicoli" nelle ovaie, che potranno originare degli ovuli. La stimolazione finale dell'ovulazione, tramite iniezione, è preceduta da un'ecografia e da dosaggi ormonali per evitare i rischi di stimolare più ovulazioni che possono dar luogo a gravidanze multiple.Inoltre, è possibile proporre una tecnica alternativa, sempre finalizzata a stimolare l'ovulazione: si tratta del "drilling". In questa procedura, l'ovaio viene perforato praticando diverse aperture, al fine di ristabilirne un funzionamento normale. Dopo un periodo massimo di tre mesi, si prevede di ottenere un tasso di ovulazione compreso tra il 56 e il 94% e un tasso di gravidanza dal 43 all'84%. Tuttavia, si deve ancora far completamente luce sulle indicazioni precise relative a questa tecnica e ai vantaggi che presenta rispetto ad altre pratiche. A prescindere dalla tecnica impiegata, nella gran parte dei casi un trattamento mirato permette di ristabilire l'ovulazione e dare gravidanze. Certamente, è necessario sottolineare che i problemi di aborti spontanei sono pressoché maggiori nei casi di sindrome di ovaio policistico.Nel caso in cui l'induzione di ovulazione non funzioni, bisogna quindi ricorrere ad altre tecniche di procreazione medicalmente assistita.
Louis Asana





Fisiologia della riproduzione

La fecondazione naturale è il risultato dell'incontro di due cellule sessuali a livello del padiglione della tuba uterina.

I gameti

Fisiologia della riproduzione
Sono le cellule germinali o riproduttive completamente differenziate (sessuate) e mature, che hanno acquisito la capacità di unirsi con una cellula analoga prodotta da un individuo della stessa specie e di sesso opposto per dar vita allo sviluppo di un nuovo organismo. Nell'uomo, il gamete maschile è lo spermatozoo, mentre nella donna, il gamete femminile è l'uovo, che matura nei follicoli dell'ovaio. Queste cellule possiedono solo 24 cromosomi, mentre le altre cellule del corpo ne contano addirittura il doppio. La fusione di due gameti di sesso opposto produce una cellula-uovo, all'origine del futuro bebè.

L'incontro dello spermatozoo e dell'ovulo

Perché abbia luogo la fecondazione e, di conseguenza, una gravidanza, è necessario che uno spermatozoo incontri un ovulo.Una donna può essere fecondata solo nel momento in cui l'ovulo scende in una delle tube, ovvero durante l'ovulazione. Se non viene fecondato, l'ovulo sopravvive al di fuori dell'ovaio solo da un minimo di 24 a un massimo di 48 ore.Durante il rapporto sessuale, viene eiaculato dello sperma nella vagina. Questi pochissimi millilitri di liquido seminale contengono all'incirca cinquecento milioni di spermatozoi, la cui sopravvivenza è di appena 3 giorni. Il 99% di essi non supera il collo dell'utero e muore. Solo alcune centinaia, spingendosi grazie all'ondulazione del loro flagello (di cui è formata la coda), riusciranno ad attraversare l'utero e a raggiungere le tube: un percorso lungo 15 - 18 cm per questi "viaggiatori" di appena 0,05 mm di lunghezza.Gli spermatozoi si raggruppano intorno all'ovulo: maggiore è il numero di spermatozoi, maggiori sono le possibilità che uno di loro riesca a passare attraverso la membrana esterna dell'ovulo. Non appena uno spermatozoo riesce a penetrare all'interno di questo rivestimento, la membrana diventa impermeabile agli altri spermatozoi, che muoiono.

Fusione e divisione cellulare

Nell'ovulo, lo spermatozoo perde il suo flagello. Dopo qualche ora il suo nucleo si fonde con quello dell'ovulo per creare una cellula uovo: lo zigote. Qui è presente l'intero corredo genetico del nascituro. A questo punto, hanno inizio le divisioni cellulari: due cellule dopo trentasei ore, che continueranno a dividersi all'incirca ogni 12 ore. Alla nascita, l'organismo del piccolo sarà formato da diverse decine di miliardi di cellule!Lo zigote scende nella tuba. Composto da più cellule, ora è un pre-embrione.

Annidamento

Una settimana dopo la fecondazione dell'ovulo, il pre-embrione raggiunge l'utero. Si fissa sulla mucosa ispessita e vi si sprofonda: questo periodo, definito di annidamento, termina il quattordicesimo giorno dopo l'ovulazione, nel momento in cui dovrebbe comparire normalmente il ciclo mestruale. Il pre-embrione ha dunque una forma sferica: le sue cellule interne formeranno la placenta che alimenterà l'embrione e, successivamente, il feto con cibo e ossigeno.
Alain Sousa





I nuovi nemici della fertilità

I disturbi della fertilità sono sempre più diffusi, e alcuni specialisti ritengono di aver trovato i colpevoli: i perturbanti endocrini: alcune sostanze chimiche passerebbero infatti nell’alimentazione alterando i nostri equilibri ormonali. Materie plastiche, pesticidi...: quali sono questi prodotti? Dove si nascondono? Come evitarli? Facciamo il punto della situazione.
I nemici della fertilità
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Numerose sostanze presenti nell’ambiente possono avere degli effetti sul nostro equilibrio ormonale: esse vengono definite i "perturbanti endocrini ". I principali imputati: gli ormoni steroidei, che intervengono nella crescita e nelle funzioni sessuali. Le conseguenze: in particolare, disturbi della fertilità e malformazioni sessuali. Delle osservazioni su rane maschio che si sono femminilizzate, su coccodrilli sterili e altre vittime di inquinamento accidentale hanno indotto gli scienziati a porsi la questione dell’impatto sugli esseri umani, poiché l’effetto degli inquinanti può prodursi anche a concentrazioni minime. Il tributiletano (composto antiscivolo utilizzato per dipingere gli scafi delle imbarcazioni), ad esempio, ha provocato la sterilità dei murici nel Mare del Nord a concentrazioni equivalenti a una goccia d’acqua in una piscina olimpionica. 

E nell’uomo

Sono però pochi gli studi che hanno dimostrato l’effetto dei perturbanti endocrini sull’uomo: il solo caso realmente certo è quello del famoso distilbene che, è importante ricordarlo, ha degli effetti estesi su numerose generazioni. Sono stati inoltre osservati dei casi di infertilità in operai agricoli che manipolavano vari fitofarmaci. In generale, inoltre, fenomeni come la diminuzione del numero di spermatozoi nell’uomo o l’aumento dei problemi di infertilità fa pensare a un fattore ambientale, in particolare i perturbanti endocrini, che si celano in vari ambienti: alimenti di origine animale o vegetale, imballaggi alimentari, prodotti di combustione… Quali sono quindi le principali sostanze sotto accusa? La Comunità Europea ha stilato nel 2005 una lista di più di 66 perturbanti endocrini, che comprende un notevole numero di composti. I perturbanti più noti sono stati distinti in varie categorie.

La plastica: tutt’altro che fantastica!

Le materie plastiche oggi sono sul banco degli imputati: numerosi composti sono sospettati di essere dei potenti perturbanti endocrini. Vanno ricordati ad esempio: Il 4-n-nonilfenolo: composti come il 4-n-nonilfenolo vengono utilizzati nella produzione di numerose materie plastiche (come agente "antinvecchiamento") e nei detergenti, e lo si può trovare inoltre nei fitofarmaci (come surfattante), ma è noto che ha un effetto estrogenico sui mammiferi. Il bisfenolo A: il bisfenolo A  è nella "top ten" dei prodotti chimici di sintesi, ed è utilizzato nella produzione delle materie plastiche e delle resine. Lo si ritrova in particolare nei rivestimenti interni delle scatolette di conserva, in certi biberon, nei CD e DVD e persino in certe resine utilizzate dai dentisti. Questo composto, oggetto di controversie, ha dimostrato nel ratto e nel topo un effetto deleterio sulla qualità dello sperma e un aumento del rischio di aborti. Gli ftalati: si sente parlare sempre più spesso di ftalati: si tratta di composti utilizzati nel PVC (policloruro di vinile), nei giocattoli, nelle vernici, negli adesivi, nelle colle, negli inchiostri, in certi farmaci e cosmetici… Sembra però che questi composti risultino tossici per gli embrioni, soprattutto quelli di sesso maschile, provocando delle anomalie degli organi genitali. I PCB: I PCB (policlorobifenili) sono dei prodotti utilizzati nelle materie plastiche o nei trasformatori (piralene), che hanno un impatto sul sistema immunitario e sui genitali. Gli ftalati, il nonifenolo e il bisfenolo A sono spesso presenti negli imballaggi plastici alimentari; questi composti, però, passano negli alimenti: secondo uno studio americano, il bisfenolo A è addirittura presente nelle urine del 95% della popolazione.  

Bando ai fitofarmaci

Gli effetti deleteri dei pesticidi sono noti da lungo tempo, e molti di essi sono ora etichettati come "perturbanti endocrini". Alcuni di essi sono ovviamente proibiti, sull’esempio del DDT. Il caso del dibromocloropropano è celebre: questo prodotto, destinato a eliminare i vermi dal terreno, è stato utilizzato in numerosi campi di banane, provocando un’esplosione di casi di sterilità; esso è stato quindi tempestivamente vietato nei paesi del nord, ma continua ad essere impiegato in Africa o in America Latina. Oggi altre sostanze sono sotto accusa: è il caso del clordecone, sospettato dal 1996 di provocare una riduzione del numero di spermatozoi e di diminuirne la mobilità. Il vonclozolin (destinato a lottare contro le malattie fungine) provocherebbe delle alterazioni delle funzioni riproduttive e potrebbe inoltre causare delle modificazioni genetiche nella discendenza (fenomeni osservati nei ratti). Ricordiamo inoltre l’atrazina, un erbicida abitualmente utilizzato, che è stato riconosciuto come perturbante endocrino.

Fitoestrogeni: vizi e virtù

I perturbanti endocrini, però, non sono solo prodotti dall’uomo: ne esistono di "naturali". È il caso dei fitoestrogeni: le principali fonti alimentari di queste sostanze sono i prodotti a base di derivati della soia. Va ricordato gli studi condotti su queste sostanze riguardano soprattutto i benefici sulla salute, tra l’altro controversi, e l’azione contro il cancro o le malattie cardiovascolari. Alcuni scienziati, però, si sono allarmati rispetto all’eventuale tossicità di alte dosi di fitoestrogeni, in particolare nei neonati e nei bambini piccoli. La questione resta al centro di dibattiti, e nel frattempo l’Agence française de Sécurité des Aliments (Afssa) ha comunque pubblicato un rapporto in cui raccomanda di non somministrare "latte" di soia ai bambini al di sotto dei tre anni e di ridurre le quantità di fitoestrogeni nei prodotti a base di questo vegetale. 

Cosa sono i POP?

Alcuni perturbanti endocrini vengono raggruppati sotto il termine di inquinanti organici persistenti (POP, persistent organic pollutants); si tratta di una classe eterogenea, che raggruppa elementi di diversa origine: prodotti industriali come i policlorobifenili (PCB), pesticidi organoclorurati (DDT) o le diossine. Il loro tratto in comune è la loro lunga persistenza nell’ambiente, e l’azione altamente perturbante nei contìfronti delle funzioni ormonali estrogeniche e soprattutto tiroidee. Nota bene: si sospetta che i "ritardanti di fiamma " utilizzati nei tessuti, nelle poltrone, nei televisori ecc. per evitare gli incendi siano dei POP.    

Identificare le future minacce

È possibile oggi controllare le sostanze prodotte, con lo scopo di evitare i rischi? Risulta purtroppo difficile conoscere la tossicità delle 70 000 sostanze prodotte e vendute dall’industria chimica: mentre i fitofarmaci sono soggetti a specifici controlli (gli studi di tossicità sono obbligatori ai fini dell’immissione sul mercato), avviene lo stesso per gli altri composti? È possibile tentare di individuare tra di essi le sostanze che con maggiore probabilità sono dei perturbanti endocrini?Il problema è che la loro struttura chimica non ha nulla a che vedere con l’ormone "imitato"! Operare una selezione sulla base della "somiglianza chimica" non garantisce quindi l’innocuità. Esiste poi un altro problema, illustrato dall’esempio del DDT: a volte non è il composto ad essere nocivo, ma le sostanze derivanti dalla sua degradazione all’interno dell’organismo… È quindi difficile individuare le molecole a rischio partendo solo dalla loro formula di base. È infine necessario prendere in considerazione le interazioni: due sostanze inoffensive che si ritrovano a contatto possono formare un composto deleterio, ma risulta alquanto difficile poter definire tutte le interazioni possibili tra sostanze chimiche o tra queste e i prodotti naturali! Come fare allora? Un tentativo di risposta è dato dall’Unione Europea Européenne attraverso il regolamento REACH (Registration, Evaluation and Autorisation of Chemicals), adottato nel 2006: questa nuova legislazione in materia di prodotti chimici impone alle industrie una valutazione tossicologica di ogni prodotto chimico immesso sul mercato.
Alain Sousa




Non riusciamo a concepire, che cosa dobbiamo fare?

Come comportarsi quando non si riesce a concepire?

Da 12 mesi non riusciamo a concepire. Il ginecologo può identificare la causa?

Ci sono parecchi fattori che possono aumentare o diminuire le possibilità di rimanere incinta, ma se provate da un anno è giunto il momento di andare dal medico. Dopo una prima valutazione della... Non riusciamo a concepire, che cosa dobbiamo fare?
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Tutti gli esami della mia compagna sono perfetti. Sono io ad avere problemi di fertilità?

Dovrai sottoporti a uno spermiogramma per determinare la qualità, la quantità degli spermatozoi, come si muovono (motilità) e se la loro forma è normale o meno. La concentrazione in un liquido... Leggi l'articolo

Non riusciamo a concepire in modo naturale. Che cosa facciamo?

Fecondazione assistita o riproduzione assistita è il termine usato quando il concepimento è ottenuto senza un rapporto sessuale. Le procedure principali sono cinque. Parlatene con il vostro medico... Leggi l'articolo

Cosa comporta la fecondazione in vitro (FIVET)?

La FIVET, o fecondazione in vitro, comporta il prelievo chirurgico di un ovocita che viene fecondato in laboratorio con il seme maschile per creare un embrione al di fuori dell'utero materno (vedi... Leggi l'articolo

Qual è la percentuale di successo di questi trattamenti?

Le percentuali variano e dipendono dal trattamento scelto e dallo stato di salute della coppia. Se volete conoscere il successo di questi trattamenti, rivolgetevi alle singole strutture e... Leggi l'articolo

La FIVET è una procedura molto cara. Esistono dei fondi?

Fortunatamente, le norme in materia di procreazione medicalmente assistita stabiliscono che «al fine di favorire l'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita […] presso il... Leggi l'articolo

La raccolta del campione di sperma preoccupa il mio partner. Come posso rassicurarlo??

I problemi di fertilità colpiscono una coppia su 7, quindi inizia a rassicurarlo sul fatto che questo è un esame di routine. Potrebbe già essere un buon inizio. Fagli leggere degli opuscoli... Leggi l'articolo

I medicinali che prendo per la FIVET mi causano fortissimi sbalzi d'umore. È normale?

I farmaci consigliati nella FIVET sono ormoni femminili che stimolano le ovaie a produrre più di un ovocita alla volta e il progesterone che serve a dare sostentamento durante la gravidanza.... Leggi l'articolo

Il numero di spermatozoi del mio partner è insufficiente. Che cosa possiamo fare?

Di solito, vengono prelevati due o tre campioni di liquido seminale per poter calcolare il numero degli spermatozoi e la loro morfologia. Un campione sano di 2-5 ml contiene più di 20... Leggi l'articolo

Lo stile di vita può influire sulla qualità dello sperma?

La qualità dello sperma è stata messa in relazione all'alcol (evita di berne più di tre, quattro bicchieri al giorno), il fumo e la cattiva abitudine di indossare biancheria intima troppo stretta... Leggi l'articolo




La sterilità nella donna

La sterilità nella donna dipende da vari fattori. Controlli per individuarne la causa e tecniche per la fecondazione.

Quali sono le cause più diffuse della sterilità femminile?

Sterilità nella donna
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a) Incapacità a produrre un uovo e a portarlo a maturazione, fino all'ovulazione. Ciò può dipendere da un difetto congenito dei cromosomi, oppure può essere dovuto a una anomalia acquisita in una donna strutturalmente normale;
b) blocco delle tube uterine, sia a causa di un'infezione sia di una malformazione congenita che provoca l'ostruzione delle tube;
c) squilibrio ormonale che interessi in particolare l'ipofisi, la tiroide, le ghiandole surrenali o le ovaie;
d) incapacità degli spermatozoi a superare il canale cervicale e a raggiungere la cavità dell'utero a causa di ostruzione o infezione del canale stesso;
e) endometriosi;
f) problemi immunologici (sia malattie immunologiche della donna, sia incompatibilità con lo sperma del partner);
g) obesità;
h) fattori psicologici, spesso sfuggenti, vaghi e difficili da valutare; si conoscono comunque casi di donne sterili che sono riuscite a concepire dopo un prolungato periodo di psicoterapia;
i) vi sono poi diversi casi di sterilità di cui non è possibile individuare la causa.

Questi fattori devono essere tutti presenti contemporaneamente per impedire il concepimento?

Ovviamente no; questi fattori possono sussistere singolarmente o in abbinamento fra loro. Bisogna rendersi conto che sterilità è un concetto abbastanza relativo e che livelli minimi di alcuni di questi fattori possono causare la sterilità né più né meno di un unico fattore fondamentale.

Che cos'è il "periodo fecondo" del mese?

Il periodo centrale del ciclo mestruale, quando si ha l'ovulazione. In un ciclo di ventotto giorni, ciò avviene di solito da dodici a sedici giorni dopo l'inizio del periodo mestruale.

Quando cade il "periodo sterile" del mese?

Da sette a nove giorni prima del periodo mestruale, durante il periodo mestruale e i tre-cinque giorni subito successivi al periodo stesso: questo se il ciclo è regolare e di ventotto giorni.

Quanti sono i giorni del mese in cui il concepimento è possibile?

Poiché lo sperma normale sopravvive circa due giorni nella vagina e altrettanti ne impiega l'uovo a scendere lungo le tube, su ventotto giorni dell'intero ciclo la fecondazione può aver luogo solo durante tre o quattro giorni.

È possibile stabilire con precisione il "periodo fecondo" e il "periodo sterile"?

In una donna che ha mestruazioni regolari, è possibile stabilire con una relativa precisione questi periodi, studiando i grafici della temperatura basale del corpo rilevata di giorno in giorno. Vi è però anche da tener conto delle ovulazioni "paracicliche", quelle ovulazioni, cioè, che avvengono in qualunque momento del ciclo, in seguito a stimoli di vario genere (psichici, emotivi, coito ecc.).

Come si può scoprire se una donna non ha ovulazione?

a) Compilando un'accurata storia mestruale e osservando le irregolarità;
b) registrando quotidianamente la temperatura corporea basale per un periodo di diversi mesi (si veda: metodi contraccettivi naturali, metodo di OginoKnaus;
c) esaminando il muco cervicale, che aumenta in fase ovulatoria;
d) eseguendo un'ecografia pelvica, che consente il monitoraggio dell'ovulazione con lo studio della maturazione follicolare e dell'endometrio, e può quindi guidare la somministrazione di farmaci per indurre l'ovulazione.

Se una donna non ha ovulazione, può essere curata con esito positivo?

Sì. Nella maggior parte dei casi un esame ormonale rivela la causa della mancata ovulazione e indica la terapia più adatta. Ciò comporta un attento esame dell'attività dell'ipofisi, della tiroide, delle ghiandole surrenali e delle ovaie.

Quali sono le cause più frequenti dell'ostruzione delle tube uterine?

a) Una precedente infiammazione degli organi pelvici, causata, nella maggior parte dei casi, da gonorrea, tubercolosi o da infezioni prodotte da qualche altro germe;
b) la peritonite, più spesso come affezione secondaria di un'appendicite che si è diffusa;
c) contrazioni delle tube, dovute a tensione o a fattori emotivi;
d) un fibroma nella parte superiore dell'utero, che chiude l'ingresso delle tube;
e) l'endometriosi.

Come si diagnostica l'ostruzione delle tube?

a) Mediante un'isterosalpingografia. Questo esame viene effettuato ambulatorialmente da un radiologo o da un ginecologo previa leggera sedazione della paziente. Attraverso una cannula inserita per via vaginale nella cervice uterina si inietta un mezzo di contrasto radiopaco nell'utero e nelle tube di Falloppio, quindi si eseguono le radiografie per rilevare eventuali anomalie.b) Mediante insufflazione utero-tubarica, che consiste nell'insufflare un gas (anidride carbonica) nella cavità uterina e nell'osservare se penetra nella cavità addominale. Dopo aver inserito nel canale cervicale uno strumento tubolare molto sottile, la cui estremità è collegata a un contenitore di anidride carbonica e a un manometro, si fa fluire il gas e lo si immette nell'utero a pressioni determinate. Se le tube uterine sono aperte, il gas penetra nella cavità addominale e la pressione registrata dal manometro cala; se l'anidride carbonica non riesce a raggiungere la cavità addominale, la pressione registrata rimane inalterata o aumenta. È possibile auscultare la fuoriuscita del gas attraverso le tube mediante uno stetoscopio appoggiato alla parete dell'addome.

Quali precauzioni bisogna prendere prima di eseguire un'isterosalpingografia?

Bisogna accertarsi che non ci siano infezioni in atto nella vagina, nell'utero o nelle tube.

Se le tube sono aperte, la paziente avverte dolore quando il gas viene insufflato?

Sì. Entrando nella cavità addominale, il gas provoca spesso leggeri dolori alla regione scapolare, peraltro di breve durata.

È possibile aprire una tuba ostruita?

Sì, un'operazione, nota come tuboplastica, ha successo nel 20% dei casi. Talvolta, eseguendo il test di Rubin che espande le tube, l'ostruzione scompare.

Che cosa si può fare se l'ostruzione delle tube è dovuta a spasmi muscolari o a fattori emotivi?

Si può allentare la contrazione e provocare l'apertura delle tube somministrando antispastici e curando i problemi emotivi della paziente.

In che modo lo squilibrio ghiandolare od ormonale può provocare la sterilità?

Impedendo l'ovulazione oppure non riuscendo a creare, nella parete dell'utero, il terreno adatto per l'annidamento dell'uovo fecondato.

Esistono prove specifiche per stabilire la presenza o l'assenza di squilibrio ghiandolare?

Sì. È possibile il preciso dosaggio degli ormoni nelle urine e nel sangue. Anche l'indice del metabolismo basale e le analisi ematochimiche possono offrire indicazioni circa l'esistenza di una disfunzione endocrina.

È possibile guarire uno squilibrio ormonico?

Sì, in alcuni casi, con un'adeguata terapia ormonale. Un endocrinologo è il più indicato per curare questi squilibri.

Succede spesso che la cervice blocchi il passaggio dello sperma nell'utero?

Sì. Ciò si verifica spesso quando la cervice è infetta o bloccata dalla presenza di un tappo di muco molto denso. Il passaggio dello sperma può essere impedito anche dalla totale mancanza di muco.

Se l'incapacità dello sperma a passare attraverso il canale cervicale è dovuta a un'infezione della cervice, è possibile correggere tale situazione?

Sì, con la cauterizzazione della cervice e usando antibiotici per eliminare l'infezione.

Esistono prove per stabilire la capacità degli spermatozoi di penetrare il muco?

Sì. Il test SCMC (Sperm Cervical Mucus Contact) e il test di Kremer consentono di valutare in vitro la capacità di penetrazione, mettendo a confronto gli spermatozoi e il muco ovulatorio.

È possibile che uno sperma normale non raggiunga la cervice a causa di un utero retroverso o di particolari posizioni assunte dai partner durante il coito?

Si. Sono situazioni che possono verificarsi e interferire con un eventuale concepimento.

Se dovesse verificarsi, è possibile correggere questa situazione?

Sì, cambiando posizione durante il coito o prelevando lo sperma e depositandolo artificialmente nel canale cervicale in caso di retroversione uterina.

Un ambiente vaginale troppo acido può ostacolare il concepimento?

Sì, ma è possibile ovviare a questo inconveniente facendo un'irrigazione con bicarbonato di sodio prima del coito.

I fibromi dell'utero possono causare sterilità?

Sì, quando sono localizzati proprio sotto l'endometrio. Inoltre, se il fibroma blocca l'ingresso delle tube uterine, lo sperma non sarà in grado di raggiungere l'uovo.

Le cisti ovariche possono causare sterilità?

Sì, quando la cisti deriva da uno squilibrio ormonale o ne è la causa. Una volta asportate chirurgicamente queste cisti, non ci dovrebbero essere ostacoli per una gravidanza.

Qualora la sterilità sia dovuta a fattori emotivi, come si può curarla?

In molti casi di questo genere la psicoterapia si è rivelata di enorme utilità e spesso è seguita da concepimento.

La sterilità in una donna può essere causata dall'uso prolungato di creme anticoncezionali?

No. Non è mai stato dimostrato che l'uso di queste sostanze ostacoli il concepimento, una volta che se ne è sospeso l'uso.

L'uso prolungato di pillole anticoncezionali può, in seguito, ostacolare la capacità di concepire?

Solitamente no, ma occasionalmente può provocare, per pochi mesi dopo la sospensione del trattamento, una diminuzione della capacità di concepire.

La sterilità può essere dovuta a un'eccessiva attività sessuale?

No; ciò non influisce minimamente sulla fecondità.

Che cos'è la fecondazione artificiale?

Con l'espressione "fecondazione artificiale" o, come oggi si preferisce dire, "fecondazione o procreazione assistita", si indicano i metodi miranti a indurre il concepimento. Ciò può avvenire mediante:
a) inseminazione artificiale, che si distingue in omologa (con sperma del marito) ed eterologa (con seme di un donatore);
b) tecniche di fecondazione in provetta, parimenti omologa o eterologa, la più nota e utilizzata delle quali è la FIVET (Fecondazione in vitro + Embrio Transfer).

Che cosa si intende per "inseminazione artificiale"?

L'insieme delle tecniche che servono a favorire l'incontro tra gli spermatozoi e l'ovocita. Gli spermatozoi vengono prelevati per masturbazione e deposti, a seconda dei casi, in sedi diverse dell'apparato genitale femminile ; l'ovulazione può essere naturale o stimolata artificialmente.

In quali casi è indicato il ricorso all'inseminazione artificiale?

Le indicazioni principali sono: sterilità su base immunologica o per cause inspiegabili, vaginismo, patologie del liquido seminale, fattori meccanici che impediscono il rapporto sessuale.

In quale periodo viene fatta l'inseminazione artificiale?

Il momento ideale è la fase immediatamente pre-ovulatoria, individuata mediante monitoraggio ecografico – a partire dal decimo giorno del ciclo – del follicolo, dello spessore e delle caratteristiche dell'endometrio.

Con quale criterio si sceglie l'eventuale donatore?

Il donatore dev'essere un uomo sano, che sia stato sottoposto a esami e sia stato trovato esente da malattie. Si dovrebbe cercare di ottenere un'anamnesi completa per accertarsi che nella famiglia del donatore non ci siano malattie fisiche o mentali ereditarie. Il donatore deve rimanere anonimo alla coppia e la coppia deve rimanere anonima al donatore. Il medico in generale si fa rilasciare il consenso scritto del marito, della moglie e del donatore, preferibilmente in presenza di un notaio; tuttavia la legislazione di molti Paesi non consente o non riconosce tali pratiche.

Che cos'è la fecondazione in vitro?

Con questo termine si intende una tecnica di fecondazione cosiddetta extracorporea che, dopo il prelievo artificiale di ovociti e di spermatozoi, mira a ottenere la fertilizzazione in provetta, quindi al di fuori dell'utero. In caso di successo gli embrioni, allo stadio di 4-8 cellule, vengono trasferiti, in numero massimo di quattro nell'utero della donna. Gli embrioni eventualmente in eccesso vengono conservati per congelamento allo stadio di 2-4 cellule e utilizzati in cicli successivi qualora il primo tentativo non portasse alla gravidanza.

Qual è la percentuale di successo di questa tecnica?

Secondo le statistiche più recenti, le gravidanze che hanno buon esito sono il 30-35% dopo tre cicli di trattamento.

Quali sono i rischi impliciti nella fecondazione assistita?

Il rischio maggiore è rappresentato dalla sindrome da iperstimolazione ovarica, che insorge per la somministrazione dei farmaci che stimolano le ovaie ed è contraddistinta, oltre che da aumento del volume ovarico, da manifestazioni morbose a carico di sangue, fegato e reni di varia gravità. Esiste poi il problema delle gravidanze multiple, che comporta maggiori rischi di aborto, di prematurità, di morbilità e mortalità perinatali.





La sterilità nell'uomo

Sterilità e impotenza impediscono il concepimento. Se la prima va curata dal medico, per la seconda a volte può bastare lo psicologo.

Il fattore "uomo" è importante in un matrimonio sterile?

Sterilità nell'uomo
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Sì. Qualsiasi tentativo di combattere un'unione sterile non ha nessun valore se non vi è la più completa collaborazione anche da parte dell'uomo e la certezza che non sia in lui la causa della sterilità. Nel 40- 50% di tutti i matrimoni sterili l'insufficienza è dell'uomo, non della donna.

In che cosa consiste la sterilità maschile?

Un uomo sterile è un uomo che non produce spermatozoi (azoospermia) oppure produce un numero di spermatozoi attivi e normali insufficiente al concepimento (oligozoospermia).

Qual è la differenza tra sterilità e incapacità di fecondare?

La sterilità implica l'impossibilità assoluta di concepire: nell'uomo ciò significa che l'emissione di spermatozoi è assente. L'incapacità di fecondare lascia invece pensare che la fecondazione sarebbe possibile, ma non probabile, a causa di un basso numero di spermatozoi.

Che cosa si intende per conteggio degli spermatozoi?

Il liquido eiaculato, che di solito equivale a circa un cucchiaio, contiene in genere da 50 a 120 milioni di spermatozoi per centimetro cubo. Si può eseguire questo conteggio esaminando al microscopio l'eiaculato.

Vi sono altre caratteristiche del liquido eiaculato degne di essere esaminate?

Sì. È importante osservare la motilità degli spermatozoi, la loro struttura e le loro caratteristiche anatomiche.

Quali sono le cause più frequenti dell'assenza di spermatozoi?

a) Alcune anomalie dello sviluppo dalle quali può dipendere l'incapacità congenita a produrre spermatozoi; sono sindromi che sono state scoperte recentemente, grazie agli studi sui cromosomi e sui geni;
b) la mancata produzione di spermatozoi può dipendere dall'orchite, un'infiammazione del testicolo abbastanza frequente come conseguenza di un attacco di parotite epidemica in un adulto. La sterilità nell'uomo può essere causata anche da altre infezioni;
c) l'assenza degli spermatozoi può dipendere da un ostacolo meccanico, che impedisce la loro migrazione dal testicolo attraverso il dotto deferente. Una precedente infezione, come la gonorrea, può provocare l'ostruzione del canale (il dotto deferente) che dal testicolo va alla vescicola seminale;
d) se i testicoli sono assenti o ritenuti non ci sarà produzione di spermatozoi (vedi paragrafo relativo ai testicoli).




La pillola non riduce la fertilità

L'assunzione della pillola nel lungo periodo riduce le possibilità di rimanere incinta velocemente? Fino a qualche tempo fa era difficile rispondere a questa domanda. Oggi, invece, gli specialisti forniscono precisazioni rassicuranti.
La pillola non riduce la fertilità
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Mentre alcuni studi suggerivano che l'assunzione della pillola nel lungo periodo poteva ostacolare il sopraggiungere di una gravidanza, altri negavano completamente qualsiasi tipo di effetto… Ciò nonostante, circa un terzo delle donne teme ancora di ridurre le possibilità di rimanere incinta assumendo la pillola. Per mettere le cose in chiaro, un'équipe europea ha seguito delle donne che hanno interrotto l'assunzione di contraccettivi orali per rimanere incinte.

Le stesse chance di gravidanza

Tutte le donne partecipavano al programma EURAS-OC (European Active Surveillance Study on Oral Contraceptives), uno studio clinico controllato su un campione di 59.510 utilizzatrici di contraccettivi orali contenenti progestinici in 7 paesi europei. In un'analisi secondaria pianificata, sono stati valutati gli esiti di gravidanza per 2.064 partecipanti allo studio EURAS-OC che avevano deciso di interrompere l'assunzione del contraccettivo orale dopo l'arruolamento nello studio, in seguito alla programmazione di una gravidanza. Queste donne sono state monitorate per un periodo di almeno due anni. In generale, il 21,1% delle donne che aveva fatto uso in precedenza di contraccettivi orali è rimasta incinta un ciclo dopo l'interruzione del contraccettivo, risultato paragonabile al tasso di gravidanza per ciclo, che oscilla tra il 20 e il 25%. Questo tasso è aumentato fino a 79,4% in 1 anno (13 cicli), anche in questo caso paragonabile a quello delle donne che non assumevano contraccettivi orali. Il tempo medio di concepimento era di tre mesi: la metà delle donne è rimasta incinta prima e l'altra dopo.

La durata di utilizzo priva di conseguenze

Questo studio permette inoltre di sfatare diversi altri luoghi comuni, come ad esempio il lasso di tempo durante il quale le donne assumono contraccettivi orali, che non ha alcuna conseguenza sulle possibilità di concepimento. Il 79,3% delle donne che ha assunto la pillola per meno di due anni è rimasta incinta nell'arco dell'anno. È il caso dell'81% delle donne che ha fatto ricorso alla pillola per oltre due anni. Ciò significa che non è emersa alcuna differenza significativa, a prescindere dal tipo di ormone contraccettivo utilizzato.   Ulteriore chiarimento: l'utilizzo della pillola non produce alcuna conseguenza sulla fertilità delle donne più anziane di età. Non è stata osservata alcuna differenza tra i tassi di gravidanza tra le donne di età superiore a 35 anni che hanno fatto uso di contraccettivo orale e le altre, come attestano i risultati riportati nella tabella sottostante.

Nei 12 cicli successivi all'interruzione della pillola
  Nei 24 cicli successivi all'interruzione della pillola
% di donne dai 25 ai 34 anni rimaste incinte
   dal 70 all'80%
   90%
% di donne dai 35 anni in su rimaste incinte
   62,3%
   77,5%
Questi tassi di concepimento sono paragonabili a quelli delle donne che appartengono allo stesso gruppo di età e che non hanno mai assunto contraccettivi orali. In conclusione, pare che la pillola non comprometta in alcun modo le possibilità di rimanere incinta. Per saperne di più sulle conseguenze della contraccezione orale nel lungo periodo, consigliamo di (ri)leggere l'articolo "Quindici anni di pillola: quali sono i rischi?"
David Bême




I test di ovulazione

Il bambino si fa desiderare? Le donne che fanno fatica a identificare il loro periodo di ovulazione possono far ricorso a questo test, che non aumenta la fecondità, ma consente semplicemente di conoscere il periodo in cui la donna è più fertile, ottimizzando quindi le possibilità per la coppia di avere un bambino.

A chi si rivolge questo test?

I test di ovulazione
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Come si fa a stabilire il periodo in cui la donna è più fertile? Anche se piuttosto fastidioso, il buon vecchio metodo delle temperature permette di dimostrare che l’ovulazione è avvenuta ma non di predirla, mentre il test di ovulazione anticipa l’avvenimento e quindi si rivolge alle donne ipofertili e in generale a tutte le coppie che desiderano massimizzare le possibilità di concepire un bambino.

Come funziona?

I test rilevano la presenza nelle urine di un ormone (LH) prodotto durante tutto il ciclo mestruale, ma che aumenta da 24 a 38 ore prima dell’ovulazione: è quest’ormone, prodotto dall’ipofisi, che manda il segnale all’ovario. Un test positivo annuncia quindi un picco ovulatorio entro 24-48 ore. Un’avvertenza: se l’urina è troppo diluita (a causa dell’assunzione di un eccesso di liquidi) o se alla paziente sono stati iniettati farmaci che stimolano l’ovulazione, possono verificarsi dei falsi positivi; secondo le ditte produttrici, tuttavia, l’affidabilità di questi test sfiora il 90%.

Come si usa?

La maggior parte dei test contiene da cinque a sette tamponcini o strisce in grado di rilevare la presenza dell’ormone LH nelle urine. In un primo tempo è necessario effettuare i test da due a quattro giorni prima della supposta data di ovulazione, che varia in base alla durata del ciclo. I test devono essere effettuati per una media di tre giorni. Quando un test risulta positivo, si raccomanda di iniziare prima possibile ad avere rapporti sessuali, per massimizzare le possibilità di concepimento.   

Quante volte o per quanto tempo si utilizza?

I test, in formato monouso, devono essere utilizzati quotidianamente da due a quattro giorni prima della data di ovulazione.  

Quali sono i prodotti e i prezzi?

Sono diversi i test attualmente in commercio:
Nome
Marca
Metodo di rilevazione
Numero di test
Prezzo
ClearPlan
Procter&Gamble
Ormone LH
5
35-40 €
Clearblue
Procter&Gamble
Ormone LH
A partire da 2
A partire da 16 €
Midstream
Gima
Ormone LH
5
Da 35 a 39 €
Test di fertilità FertilCheck
BabyStart
Ormone LH
5
24 €
Persona
Test di ovulazione digitale
Unipath
Ormone LH e estradiolo
Funziona a pile. Venduto con 16 test reagenti
Da 88 € per la confezione e le prime 16 ricariche
16 € per 8 ricariche

Un’avvertenza: il sistema Persona è stato venduto come metodo contraccettivo naturale. Calcolando il tasso di ormone LH e di estradiolo, questa sistema si propone di determinare se sei o no in zona a rischio. Lanciato sul mercato con un tasso di insuccesso annunciato pari al 6%, è stato messo sotto accusa dalla rivista Prescrire, che parla piuttosto di tassi dal 14 al 28%. In Gran Bretagna 63 donne hanno fatto causa congiuntamente alla casa produttrice dopo essere rimaste incinte nonostante l’uso di Persona.

I consigli di Doctissimo

Per avere risultati più affidabili, fai questi test tutti i giorni alla stessa ora ogni mattina. Se hai sospeso l’assunzione di contraccettivi perché desideri avere un bambino, è consigliabile aspettare due o tre cicli prima di utilizzare i test.
David Bême




Lo spermiogramma

Se una coppia ha problemi di fertilità, entrambi i partner devono sottoporsi nello stesso periodo ad un test che ne stabilisca il livello. Poiché l’ovaio presenta un’attività ciclica, per la donna la valutazione può essere effettuata soltanto in determinati periodi del mese e deve essere ripetuta per più cicli. L’esame dello sperma dell’uomo non presenta invece alcuna limitazione periodica.
Lo spermiogramma
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L’analisi dello sperma rappresenta l’esame più importante per la valutazione della fertilità maschile. Lo spermiogramma misura con precisione parametri come il numero degli spermatozoi, la loro motilità, misura e forma, il volume dello sperma, nonché il dosaggio di determinate sostanze generalmente presenti nel liquido seminale.Il modo particolare nel quale lo sperma viene raccolto in ambiente ospedaliero è fonte di imbarazzo per alcuni pazienti. Con questo articolo intendiamo aiutarti a compiere questo passo e fornirti degli strumenti per aiutarti a decifrare i risultati del tuo spermiogramma.

Prendere il toro per le corna

La raccolta viene perlopiù effettuata in laboratorio, attraverso la masturbazione. L’esame dovrà essere preceduto da tre giorni di astinenza sessuale. Lo sperma viene raccolto in un contenitore sterile fornito al paziente. E’ indispensabile che l’analisi venga effettuata su un campione fresco, ossia nel corso delle due ore successive alla raccolta.L’uomo è solo in una stanza isolata. L’esame è certo piuttosto imbarazzante ma, a differenza di alcuni esami ai quali devono sottoporsi le donne, per niente doloroso. Come abbiamo già avuto modo di vedere, il test di fertilità comporta analisi per entrambi i partner, dovrebbe perciò essere motivo di reciproco sostegno. Per evitare che lo spermiogramma si trasformi in un’impresa epica o in una mission impossible, puoi farti accompagnare dalla tua compagna. Una presenza che non potrà non esserti d’aiuto, soprattutto se consideri che l’ambiente medico non è certo dotato di una carica erotica travolgente.  Comunque, non preoccuparti, l’accoglienza è quasi sempre calorosa e l’équipe medica comprende perfettamente il tuo imbarazzo. Dopo il test, tu e la tua partner sarete fieri di esservi finalmente decisi: avrete compiuto un altro passo in avanti verso la concretizzazione del vostro amore, che vi farà sentire ancora più vicini e domani, quando ripenserete a questo episodio, sarete capaci di sdrammatizzarlo e di riderci sopra.

Definizione di sperma “normale”.

Un buon sperma è uno sperma che contiene un numero sufficiente di spermatozoi normali in grado di fecondare un ovocito se sussistono le condizioni  ottimali. Per controllare la qualità dello sperma, i biologi hanno a disposizione due test principali, dei quali il primo e più importante è lo spermiogramma. Del secondo, il test di Huhner,  parleremo nel prossimo capitolo.
Quale che sia il risultato del primo esame, i valori presentati dallo spermiogramma devono essere confermati da test successivi ripetuti a intervalli prima di due, poi di tre, poi di un mese, prima di poter essere definiti patologici. Un’analisi di sperma normale deve valorizzare i parametri seguenti: volume, viscosità, numero di spermatozoi per ml, mobilità un’ora dopo e tre ore dopo l’eiaculazione, analisi della morfologia degli spermatozoi e analisi di alcune sostanze presenti nel liquido seminale.
La tabella seguente fornisce i valori normali dei parametri di uno spermiogramma:
Parametri
Valori normali
Volume
Superiore o uguale a 2,0 ml
pH
Tra 7,2 e 8,0
Concentrazione degli spermatozoi
Superiore o uguale a 20 x 106/ml
Numero totale degli spermatozoi
Superiore o uguale a 40 x 106/ml
Mobilità (1 ora dopo l'eiaculazione)
Superiore o uguale al 50% della mobilità progressiva
Mobilità (3 ore dopo l'eiaculazione)
Superiore o uguale al 30% della mobilità progressiva
Morfologia
Superiore o uguale al 50% della morfologia normale
Vitalità
Superiore o uguale al 75% degli spermatozoi viventi
Leucociti
Inferiori a 106/ml
Zinco
4-14 µmol/eiaculazione
Fruttosio
25-103,9 µmol/eiaculazione
Carnitina
0,8-2,85µmol/eiaculazione

Possibili patologie

Più i risultati dell’esame si allontaneranno dai livelli definiti normali, meno fertile sarà lo sperma. Possono essere riscontrate le seguenti patologie:
  • Oligorspermia: concentrazione insufficiente di spermatozoi nel liquido seminale. La concetrazione è definita insufficiente se inferiore a 20 milioni per ml;
  • Astenozoospermia: mobilità insufficiente degli spermatozoi;
  • Teratozoospermia: spermatozoi normali in proporzione troppo debole. In alcuni casi estremi, il campione esaminato può presentare una combinazione di tutte e tre le patologie citate: si parla allora di oligo-asteno-terato-spermia (OATS);
  • Azoospermia: assenza assoluta di spermatozoi nel liquido seminale;
  • Necrozoospermia: nessuno degli spermatozoi presenti nel campione esaminato è vivo;
  • Emospermia e piospermia: presenza, rispettivamente, di sangue o pus nel liquido seminale;
  • Iperspermia e ipospermia: il volume degli spermatozoi è, rispettivamente, superiore a 6 ml o inferiore a 2 ml.
Esiste poi un altro esame che permette l’analisi dello sperma: si tratta del test di Huhner o post-coital test. Permette di studiare il comportamento degli spermatozoi nel muco cervicale subito dopo un rapporto sessuale. Oltre all’esame dello sperma, il test di Huhner consente la verifica della consistenza del muco durante l’ovulazione.
David Bême



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Come rimanere incinta subito?

È giunto il momento di mettere al mondo un bambino: ti senti finalmente pronta per essere madre ma non sai letteralmente da dove iniziare! Come si rimane incinta velocemente? Quali sono le tecniche migliori per concepire un figlio? Te lo spiega Doctissimo!




1 commento:

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